Zone di Tutela Biologica (ZTB)

Le Zone di Tutela Biologica sono aree di mare aperto, geograficamente definite e legislativamente
regolamentate, istituite dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per salvaguardare e ripopolare le risorse marine in relazione alla necessità di avere una costante presenza di prodotto per una migliore gestione economica della pesca.
La regolamentazione di queste aree ha una notevole elasticità: può limitare l’uso di uno o più attrezzi di pesca o fissare delle caratteristiche tecniche particolari per gli attrezzi, porre limitazioni per un periodo di alcuni mesi all’anno o per tutto l’anno; è uno strumento concepito per la gestione delle risorse biologiche oggetto di pesca e il suo utilizzo è previsto anche in alcuni piani di gestione.
La possibilità di vietare o limitare nel tempo tutte o alcune attività di pesca è determinata in base a dati scientifici, individuando aree di riproduzione o di accrescimento di specie marine, di importanza economica e/o che risultino impoverite da uno sfruttamento troppo elevato. Talvolta, delle aree istituite in via sperimentale passano ad una situazione di permanenza. A partire dagli anni novanta ad oggi negli specchi acquei italiani, sono state istituite 12 Zone di Tutela Biologica, la cui disciplina è di competenza dello stesso Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
Due sono le Zone di Tutela Biologica in prossimità del Conero, “Barbare” e “Fossa di Pomo”, entrambe in mare aperto e molto differenti tra loro. Una breve descrizione di tali realtà può aiutare comprendere meglio lo scopo e le modalità di gestione previste.

La “ZTB Barbare” è situata quasi 30 miglia al largo di Ancona, poco a nord del Conero, su fondali di circa 70
metri, e ha la caratteristica di avere al proprio interno delle piattaforme di estrazione di idrocarburi, che per la profondità costituiscono ambienti particolari con presenza di specie di substrato duro. Nella zona è vietata la pesca con reti trainate e con palangresi di profondità, ciò in particolare per la salvaguardia di tutti i sistemi di collegamenti tra le piattaforme metanifere che sono poggiati sul fondale. E’ permessa, invece, non creando problemi al riguardo, la pesca con nasse e reti da posta e con reti da circuizione e palangresi di superficie per le risorse pelagiche. Per l’effetto di richiamo delle luci notturne, nella zona sono presenti dei grandi pelagici, dalle palamite ai tonni e alle ricciole e l’effetto di riserva per
le specie che vivono nella colonna d’acqua non è pertanto efficace, anzi, la concentrazione degli esemplari provoca l’effetto contrario rispetto alla funzione di un’area di tutela.

La “ZTB Fossa di Pomo” è ubicata ancora più a largo, ad oltre 50 miglia dalla costa, più a sud del Conero, praticamente di fronte alle coste abruzzesi. E’ posta in acque internazionali, e si estende anche in acque territoriali croate. L’istituzione di questa ZTB è il risultato di lunghe ricerche, sia italiane che croate, che hanno concluso concordando sull’opportunità di creare una grande zona di tutela biologica per la protezione del novellame, in particolare di nasello. Le forme giovanili di questa specie, infatti, si concentrano su questi fondi fangosi ricchi di piccoli crostacei, che costituiscono il cibo prevalente dei giovani naselli. L’esigenza di protezione è stata recepita nelle sedi internazionali, anche per la presenza di aree di riproduzione di tante altre importanti specie, non solo commerciali. Nelle more della definizione del miglior strumento giuridico internazionale per creare questa zona e della normativa applicabile, risultato poi recentemente raggiunto, è stata approvata, da parte italiana, l’istituzione di questa Zona di Tutela Biologica, che impedisce di fatto la pesca da parte dei motopesca italiani su un’area di oltre 2.000 kmq.
A partire dal 2015, la ZTB è stata soggetta a misure di gestione stabilite bilateralmente da Italia e Croazia che hanno portato alla chiusura totale dell’area alle attività di pesca, esercitate con attrezzi e sistemi che sfruttano specie demersali, per il periodo di un anno. Successivamente le attività di pesca sono state nuovamente consentite per un breve periodo per poi essere ancora vietate in una particolare zona dell’area. Oggi c’è incertezza sul futuro delle modalità di regolamentazione di questa ZTB.

Sono in corso studi per individuare altre aree di tutela biologica ma l’istituzione di nuove ZTB non è considerato risolutivo a priori, neanche per il solo scopo di miglioramento dello stock ittico, dato che la limitazione di pesca in una specifica zona, se non ben studiata, non è sempre positiva per la risorsa, in quanto i motopesca, che non possono operare in tale determinata zona, si spostano nelle aree vicine, incrementandovi il prelievo e riducendo i benefìci della protezione nella zona chiusa, per le specie che vivono in entrambe le aree. Occorre sottolineare, quindi, che, affinché una ZTB possa incrementare le risorse, oltre allo studio iniziale, deve esservi la condivisione con i pescatori delle possibilità di incremento delle risorse, che l’effettiva protezione potrebbe portare. Ciò richiede da un lato di limitare i divieti alle aree a periodi strettamente necessari, ma soprattutto richiede il rispetto delle norme stabilite. Troppo spesso vi sono, infatti, le occasioni per penetrare con le reti nelle ZTB e in altre aree vietate per fare catture più elevate. Il controllo in mare aperto è particolarmente complesso e, d’altra parte, la realizzazione di ZTB sotto costa apre conflittualità con settori della pesca, quali quelli con le draghe idrauliche o con la piccola pesca artigianale mai affrontati in questi termini.
Per le ZTB non è prevista alcuna forma di gestione locale. Non è prevista, infatti, alcuna politica di
valorizzazione dei luoghi e tantomeno di salvaguardia naturalistica per motivi legati alla tutela della biodiversità
.
Conseguentemente le ZTB non hanno collegamenti con i settori del turismo e della fruizione del mare a fini diportistici.
La ricerca scientifica che vi si svolge è finalizzata al miglioramento della produzione ittica e poche sono le opportunità di avere risorse, anche solo per ricerche scientifiche, tramite finanziamenti di provenienza internazionale ed europea.

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