FAQ

L’idea di condividere alcune regole per la fruizione dell’Area Marina del Conero, ha spesso generato, da parte di qualche persona, pregiudizi e prese di posizione contrarie.

Talvolta si avverte il timore che l’Area Marina Protetta provochi una limitazione alle abitudini, oppure si ritiene che l’AMP sia inutile se non addirittura dannosa.

Di seguito, proponiamo una lettura critica delle più frequenti obiezioni che spesso vengono manifestate nei confronti dell’istituzione dell’AMP Conero ed il relativo chiarimento, alla luce della recente regolamentazione proposta nel 2016 dal Ministero Ambiente.

L’intento è quello di fornire una corretta informazione per dissipare eventuali dubbi o timori, favorendo così una maggiore e consapevole adesione sulla necessità di tutelare il Mare del Conero attraverso l’istituzione dell’Area Marina Protetta del Conero.

Nell’AMP Conero è impedito fare il bagno? 

Il bagno si può fare, così come si possono fare immersioni. Inoltre, i diving locali sono autorizzati a fare da guida e contribuiscono alla custodia del mare. 

Nell’AMP Conero è impedito andare in barca?

Nell’AMP Conero si può andare in barca! anzi sono previste boe di ancoraggio fatte per non rovinare il fondale con le ancore. Esistono solo alcune restrizioni come la velocità di navigazione mentre è escluso l’uso delle moto d’acqua.

Sarà impedita la pesca dei mitili (“mosciolo”) ai cittadini?

Nell’AMP del Conero NON SARÀ proibita la raccolta dei mitili. La pesca o la raccolta del mosciolo potranno continuare con le stesse prescrizioni previste già oggi, a livello nazionale, per i pescatori non professionali, ovvero con il limite massimo giornaliero per persona di 3 kg (previsto dal DM 10/04/1997). Inoltre continuerà ad essere valorizzato come presidio Slow Food attraverso l’attività della cooperativa di pescatori.

Nelle aree protette è impedita la pesca artigianale e il pescaturismo?

Nelle AMP non è impedita la pesca artigianale ed il pescaturismo! solo in una può piccolissima porzione, la Zona A, è vietato, mentre nel 90% dell’area possono pescare solo i pescatori locali. Nella AMP del Conero la Zona A non sarà presente e quindi non ci sono problemi se non per limitare la pesca subacquea. E’ invece ammessa la pesca professionale a favore delle comunità locali che possono avere queste autorizzazioni. Mentre viene impedita la pesca industriale proveniente da altri territori o da altre regioni o gruppi con altri interessi che potrebbero vandalizzare le risorse dell’area. Viene impedita la pesca con bombole o in apnea, mentre è pienamente consentita la “caccia fotografica” e sono permesse tutte le competizioni sportive senza fucile o mezzi distruttivi.

Al Conero non ci sono i requisiti per un’AMP.

I soggetti che si pronunciano su questo aspetto sono il Parlamento in via preliminare e  il Ministero Ambiente. L’effettiva “idoneità” di un tratto  marino costiero viene verificata preliminarmente con l’inserimento delle aree proposte in apposito elenco di reperimento e successivamente vagliate dall’istruttoria ISPRA. Al Conero entrambe sono già state acquisite, cioè di fatto è già stata certificata riconosciuta dagli Enti preposti l’idoneità dell’area ad essere riconosciuta come AMP.  

Non sarebbe meglio istituire una ZTB (Zona di tutela Biologica)?

Le zone di tutela biologica sono tratti di mare in cui viene regolamentata l’attività di pesca. In alcuni casi viene completamente impedita, in altri è possibile la pesca artigianale, e in altri ancora viene consentita la pesca sportiva. Queste aree sono, almeno nella proposta portata in Comune, circoscritte dalla presenza di grandi ‘dissuasori’, ovvero blocchi e altre strutture di calcestruzzo dal costo molto elevato, messe sul fondale per impedire l’attività di pesca a strascico, come quelli sperimentati in Adriatico a Senigallia molti decenni fa. Ma l’esperienza accumulata in oltre trent’anni in Italia purtroppo non è positiva, molte di queste strutture sono scomparse in pochi mesi, inghiottite completamente dal fondale che si comporta come delle sabbie mobili, ovvero lasciando l’area senza alcuna protezione e con spreco di denaro pubblico. Se sono messe vicino a costa non servono a proteggere dallo strascico perché sotto costa è già illegale. Inoltre, spesso le comunità locali non erano neanche è a conoscenza dell’esistenza di queste zone tutelate, proprio perché mancavano completamente di strutture di controllo, ovvero nessuno le gestiva e le proteggeva. Quasi sempre il controllo è stato affidato alla guardia costiera, la quale però è oberata da mille altre attività e non riesce a impedire la pesca fraudolenta. Nell’area del Conero la pesca illegale è attuata ancora oggi, se pensiamo ai datteri bianchi (i ballari) o alle vongolare che arrivano quasi a riva, senza che si sia riusciti a contrastarla. Quindi continuerebbe ad essere fatta anche nella zona a tutela biologica. I blocchi di cemento spesso non riescono neanche a impedire l’accesso all’area tutelata alle vongolare. Il rischio è che quindi questi “dissuasori” proprio non servano. Inoltre, le zona a tutela biologica non ricevono finanziamenti da parte del governo e sono interamente a carico della comunità locale. Anche i risultati conseguiti in termini di tutela della biodiversità e della pesca non sono esaltanti. Ma allora perché proporla? Una ipotesi è che si voglia fare qualunque cosa, eccetto l’Area Marina Protetta del Conero. I malpensanti sostengono che sia per fare girare l’economia comprando un po’ di calcestruzzo. In altri luoghi d’Italia, infatti, la proposta della zona a tutela biologica è stata giustificata più dalla volontà di fare affari con i blocchi di cemento più che per proteggere l’ambiente marino. Sappiamo che davanti al Conero esiste un’area marina meravigliosa, nota nel mondo, che merita di essere protetta, ma invece di proteggerla seriamente si fanno proposte anacronistiche e costose. Magari sperando che il cittadino comune non conosca bene la differenza tra un’area di tutela biologica e un’area marina protetta e pensi che si stia facendo comunque qualcosa di utile per l’ambiente. I dissuasori possono aumentare la biodiversità in zone sabbiose dell’Adriatico, ma non nel Conero. L’unico posto dove non servono è proprio la Baia di Portonovo. Risparmiamo questi soldi. La via maestra sarebbe l’Area marina protetta, con personale che monitora e protegge il mare, segnala l’illegalità, fa campi scuola, guide per turisti e incentiva l’economia locale. Se poi la denominazione “Area marina protetta” ci spaventa, in subordine, e vorrei essere molto chiaro, si tratterebbe di un ripiego, possiamo proporre una Zona a Conservazione Speciale (ZCS), ma non una zona a tutela biologica (ZTB). Le Zone a Conservazione Speciale sono in Europa quello che per noi sono le Aree marine protette, e vengono promosse e finanziata in tutta l’unione europea e si auto-mantengono senza costi per i cittadini. Queste aree prevedono un piano di gestione, e richiedono un monitoraggio e una gestione effettiva da parte della Regione. Insomma, le Zone a conservazione speciale (ZCS) saranno in prospettiva forse anche più importanti anche delle aree marine protette e, se gestite correttamente, serviranno veramente al ripopolamento delle specie marine. L’unico limite è che rinunceremmo ai fondi del ministero dell’ambiente, che sono ancora a disposizione per fare l’area marina protetta del Conero. Ne vale veramente la pena? O è un prezzo da pagare per una battaglia ideologia contro l’Area Protetta del Conero?

Per approfondire consulta anche:

https://insiemeperampconero.com/area-marina-protetta/

https://www.anconatoday.it/politica/zona-tutela-biologica-portonovo-verdi.html

I limiti imposti dalla Capitaneria sono già sufficienti alla tutela

I provvedimenti riguardano in generale la navigazione e l’ancoraggio a 300 metri dalla costa, con limiti specifici per ciascuna zona: dal Cantiere Navale al Trave (100 m), attorno al Trave (50 m), da Mezzavalle alla Chiesa di Portonovo (300 come quello generale), dalla Chiesa di Portonovo ai Sassi Neri (100m). Gli attuali provvedimenti NON sono sufficienti a garantire una salvaguardia degli habitat e specie presenti.

Nel mare del Conero non ci sono organismi rari o in via di estinzione ed il fondale è piatto e fangoso senza Posidonia.

Per avere un idea di quanta vita ci sia nel mare del Conero, Vi invitiamo a visitare i siti di seguito riportati ed ammirare la bellezza degli organismi che vivono in questo mare e che spesso sono a rischio estinzione:

Conero characters

Conero

Il Conero e le stagioni dei nudibranchi

Ringraziamo Marco Boncompagni per la sua preziosa collaborazione

  • La fascia costiera del Conero rappresenta il più rilevante tratto di costa rocciosa presente tra Venezia e il Promontorio del Gargano; arrestando la lineare e sabbiosa costa adriatica, va a costituire il più importante promontorio italiano dell’Adriatico insieme a quello del Gargano assumendo un rilevante significato ecologico lungo tutta la costa. Da un punto di vista geomorfologico tutta la costa è una falesia costituita da formazioni calcaree e marnose arenacee lungo la quale si alternano promontori e piccole baie. Alla base dei promontori sono presenti piccole spiagge costituite da ciottoli, blocchi e/o brecce a spigoli vivi. I fondali sono caratterizzati dalla presenza di numerosi affioramenti rocciosi, generalmente disposti parallelamente alla costa e intervallati a conche sabbiose aventi larghezza di alcune decine di centimetri, in cui si alternano ambienti illuminati e in ombra. Assieme a queste formazioni sono presenti vere e proprie secche rocciose, come ad esempio la “Secca dei Bianconi” e la “Secca della Madonna”. Notevole importanza riveste anche lo “Scoglio del Trave” caratterizzato da pareti verticali alte 9‐10 metri che scendono a picco fino al fondo. Grazie all’elevata eterogeneità dei fondali la fauna è molto diversificata, includendo specie tipiche di fondi sabbio‐fangosi con organismi di substrato duro. Sui fondali rocciosi sabbiosi del Conero fin dalla zona di transizione tra terra e mare non è raro incontrare vere e proprie foreste marine in miniatura costituite dall’alga bruna Cystoseira alta fino a 50‐60 cm, i cosiddetti “cistoseireti”, ricchi di biodiversità. Questi rendono più complesso e frastagliato l’ambiente, creando habitat e micro‐habitat ideali per la sopravvivenza di una florida comunità di organismi. Tra le alghe si vengono a formare zone più o meno illuminate e più o meno nascoste che possono ospitare specie animali e vegetali con diverse esigenze ecologiche: i pesci le perlustrano in cerca di nutrimento, sotto le loro fronde c’è un “sottobosco” che pullula di altre alghe, spugne, molluschi, crostacei, un luogo ideale per vivere e per sfuggire ai predatori. Questi rappresentano anche importanti siti di riproduzione; sono molte infatti, sia tra i pesci che tra gli invertebrati, le specie che vi depongono le uova e che qui conducono le prime fasi della loro vita, basti pensare alle seppie.

Nell’area sono presenti alcuni Habitat e Specie di Interesse Comunitario per la conservazione della biodiversità e degli habitat naturali.

Tra le specie ricordiamo:

− Palinurus elephas (aragosta), Arthropoda, Malacostraca, specie inserita nell’allegato III della Convenzione di Berna, nell’allegato III del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona, presente nelle Liste rosse IUCN (2014), come Vulnerable.

− Homarus gammarus (astice), Arthropoda, Malacostraca, specie inserita nell’allegato III della Convenzione di Berna e nell’allegato III del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona, presente nelle Liste rosse IUCN (2013), come Least Concern

− Lithophaga lithophaga (dattero di mare), Mollusca, Bivalvia, specie inserita nella Convenzione di Barcellona App. 2 (List of endangered or threatened species), nella Convenzione di Berna (App. 2, Strictly protected fauna species), nella lista CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of wild fauna and flora, App. 2) e nella Direttiva HABITAT (All. IV). Tale specie vive all’interno delle rocce che perfora, ma non raramente si trova anche associata ai banchi di mitili.

− Pholas dactylus (dattero bianco o ‘ballero’), Mollusca, Bivalvia, specie inserita nella Convenzione di Barcellona App. 2 (List of endangered or threatened species) e nella Convenzione di Berna (App. 2, Strictly protected fauna species). Tale specie vive all’interno delle rocce che perfora.

− Pinna nobilis, Mollusca, Bivalvia, specie inserita nella Convenzione di Barcellona App. 2 (List of endangered or threatened species), e nella Direttiva HABITAT (All. IV). Tale specie vive sui fondali sia sabbiosi sia rocciosi.

− Cystoseira barbata, Ochrophyta, Phaeophyceae, specie inserita nella Convenzione di Barcellona App. 2 (List of endangered or threatened species) insieme ad altre specie dello stesso genere. Tali macroalghe colonizzano fondi duri, formando delle piccole foreste sottomarine e rivestono pertanto un importante ruolo ecologico (ecosystem engineers).

Inoltre, le pozze di scogliera rappresentano un ambiente peculiare perché costituite da cavità più o meno ampie e di profondità variabile, che si riempiono di acqua saltuariamente in funzione del moto ondoso e della marea. Tali cavità sono popolate da una fauna particolare in grado di sopportare variazioni notevoli di temperatura e salinità come alcune specie di blennidi e gobidi.

Le aree marine protette NON sono un “carrozzone politico”.

Di norma hanno un solo dipendente a tempo determinato, il direttore dell’area protetta, che viene pagato dal Ministero dell’Ambiente e selezionato con un concorso pubblico nazionale. Inoltre, la gestione dell’Area marina protetta può essere affidata all’Ente gestore del Parco del Conero operando una sinergia a costo zero. In alternativa il personale (generalmente 2‐3 unità) è conferito in mobilità da enti pubblici o pagato su fondi di progetti. Un’area marina protetta rende più facile l’accesso a finanziamenti europei specificamente dedicati, e riceve finanziamenti dal ministero dell’ambiente e dalla comunità europea grazie ai progetti di ricerca generando un importante indotto economico a livello locale. Non è vero che le esperienze di altre AMP sono fallimentari, come alcuni sostengono. A titolo di esempio si riportano solo i più recenti progetti finanziati in alcune AMP italiane, progetti che arricchiscono le aree in cui vengono svolti e aumentano il livello occupazionale.

● AMP Torre del Cerrano:

○ PAEIAS

○ BySEAcle

○ ChaMon

○ Bird

○ Plant

○ Fish

○ River

○ ARCHEO

○ Bike Sharing

○ Life FRATINO

○ Life DUNA

○ Sito UNESCO

○ Gestione Duna Pineto

○ AdriaPAN

○ DIPinTo Cerrano

● AMP Miramare

○ AdriaPan, il Network delle Aree Protette costiere e marine del Mar Adriatico

○ MedPan, la rete delle aree protette nel Mediterraneo

○ Didattica mare

○ Terre@Mare

○ LIFE ROCPop

● AMP Isole Pelagie:

○ Monitoring and management of nesting sites in the MPAs Pelagie Islands”, finanziato da MedPAN Association in collaborazione con MAVA

○ MPA‐ADAPT (INTERREG)

○ TARTALIFE (LIFE EU)

○ TERRAMARE

○ SHARKLIFE (LIFE EU)

○ BioDIVALUE

○ PANACEA (Progetto di Educazione Ambientale)

Chi paga i costi economici dell’Amp e quali sono?

Il Ministero sostiene i costi del direttore e finanzia eventuali progetti. Il restante personale (parliamo di 2‐3 unità come nella media delle AMP esistenti) è in genere assegnato dagli Enti associati. Ulteriori finanziamenti possono essere reperiti da bandi europei. Proprio la mancanza di un’AMP impedisce l’accesso a queste risorse così importanti per la ricerca scientifica, la salvaguardia e la gestione attiva della costa del Conero. Nelle aree già istituite, le AMP sono state un catalizzatore di fondi Europei tramite progetti finanziati, che hanno aumentato l’occupazione sia per le persone direttamente impiegate, sia per le attività di contorno (per esempio dolphin watching). Quali sono i tempi e i costi di eventuali autorizzazioni concesse ai residenti per poter ormeggiare, ancorare le imbarcazioni o transitare nelle zone consentite? Variano in base al grado di efficienza di ciascun soggetto gestore. La scelta di questo organismo diventa fondamentale per assicurare una gestione efficace e competente.

Quali sono i tempi e i costi di eventuali autorizzazioni concesse ai residenti per poter ormeggiare, ancorare le imbarcazioni o transitare nelle zone consentite? Variano in base al grado di efficienza di ciascun soggetto gestore. La scelta di questo organismo diventa fondamentale per assicurare una gestione efficace e competente.

Fare un’AMP significa solo problemi e nessun vantaggio.

Le aree marine protette sono i luoghi più belli che abbiamo, pertanto vanno protette, conservate e valorizzate. Di fatto la loro esistenza rappresenta un valore aggiunto per l’intero territorio, non solo in termini biologici ed ecologici, ma anche in termini economici.

Proteggere l’area marina del Conero è l’unico modo per conservare i servizi ecosistemici e i valori culturali a essi associati, con il suo mosciolo o le foreste di macroalghe o altre specie meravigliose che popolano questo tratto di mare.

La protezione di questa area e delle specie che la popolano (grazie alle foreste marine, o agli altri organismi che le popolano e che attutiscono le onde) permette di proteggere meglio le spiagge riducendo dall’erosione costiera.

Un’area marina protetta rende più pescoso il mare del territorio. Molti studi hanno dimostrato che istituire una area marina protetta, non solo raddoppia la quantità di pesce ma ne aumenta anche le loro dimensioni, in un periodo di tempo molto breve. Inoltre, le aree protette fungono da area di riproduzione per molte specie.

Migliorano la qualità delle acque e favoriscono la balneazione, inoltre contrastano l’ingresso e la diffusione di specie marine aliene, incluse quelle tossiche e pericolose per l’uomo e per l’ecosistema marino, come visto negli ultimi anni con la chiusura dell’area del Passetto di Ancona alla balneazione a causa dell’alga tossica Ostreopsis ovata.

Le aree marine protette rilanciano e migliorano il turismo, perché sono riconosciute come simbolo di qualità e unicità molto più di qualunque bandiera blu. Il turismo nelle aree protette è di alta qualità, e porta migliore occupazione e maggior reddito alla comunità locale.

Un’area marina protetta porta una chiara visibilità e fama internazionale, rendendo più facili finanziamenti europei, riceve finanziamenti dal ministero dell’ambiente e dalla comunità europea grazie ai progetti di ricerca e lavoro.

L’AMP del Conero valorizzerebbe ulteriormente il territorio, aumentando il valore degli immobili e favorendo gli investimenti di qualità e le ristrutturazioni edilizie.

L’AMP aiuta la crescita culturale per il territorio, offrendo occasioni di cultura ambientale per i cittadini anconetani e per tutta la regione, perché promuove programmi di divulgazione e disseminazione per gli studenti e attività di “Citizen science” (la scienza fatta dai cittadini).

Le AMP ci permettono di lasciare alle future generazioni un mare ricco e sano utili come quello di cui noi abbiamo goduto noi adulti.

In sostanza, l’istituzione dell’AMP del Conero è un obiettivo ormai non più rinunciabile o rinviabile. Il Piano Strategico per la Biodiversità 2011‐2020, adottato nell’ambito della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), e in particolare il suo target “Aichi 11”, stabilisce che “Dal 2020, almeno il 17% delle acque terrestri e interne e il 10% delle aree costiere e marine, in particolare le aree di particolare importanza per la biodiversità e i servizi ecosistemici, sono conservate attraverso sistemi di aree protette o altre misure di conservazione (OECM ‐Other Effective area‐based Conservation Measures), gestite equamente, ecologicamente rappresentative e integrate nel mio ampio paesaggio terrestre e marino”.

Nel Mediterraneo per raggiungere questo target (attualmente vi sono 1.231 AMP e OECM, per un totale di 179.798 km2) occorrerebbe aggiungere altri 71.900 km2 (2,86% del Mediterraneo). In Adriatico tra la AMP di Miramare (Golfo di Trieste) e la AMP di Torre Cerrano (Abruzzo), vi sono circa 600 km di costa privi di AMP. L’AMP del Conero colmerebbe anche questa interruzione nel network tra sistemi di aree protette.

Inoltre. la Direttiva Europea “Habitat” 92/43/CEE prevede la conservazione di diversi habitat presenti in questo tratto di mare, quali ad esempio le foreste di macroalghe del genere Cystoseira qui presenti. La Direttiva “Uccelli” 2009/147/CEE dall’altro lato, contempla invece la conservazione degli uccelli selvatici e molte delle specie ivi annoverate sono presenti nell’area (strolaga minore, strolaga mezzana, berta maggiore, berta minore, marangone dal ciuffo, gabbiano corallino, beccapesci, sterna comune, martin pescatore). 

L’istituzione dell’AMP del Conero appare dunque indispensabile per la tutela del nostro mare e del nostro territorio.

Per ulteriori obiezioni, dubbi ed approfondimenti su aspetti tecnico-scientifici è disponibile un form nella pagina “contatti” del sito

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